Quando l’arte diventa prigionia, la libertà è il solo contratto valido

I sentimenti possono essere una gabbia dorata come anche certe abitudini piuttosto che uno status sociale. Poi c’è la bellezza: anche questa può divenire una coltre soffocante quando diventa nella sua fugacità legata al passare degli anni, l’unica chiave di lettura che il mondo ha di te. Sono questi alcuni dei pensieri che mi sono passati per la mente leggendo “Il contratto. La danza del potere” di Chiara Domeniconi. Il romanzo, pubblicato da SBS Edizioni e in corsa per “Casa Sanremo Writers” edizione 2026 è stato per me prima un viaggio geograficamente collocabile e poi un viaggio nell’anima, quella di Paola la protagonista. Ma andiamo con ordine. Lei è una ballerina bellissima il cui talento è ben noto oltre i confini nazionali. Nel suo mondo, tra sbuffi di cipria ed abiti piumati riceve una misteriosa visita e con questa un prezioso dono inviato da un sultano, un regalo unico trasportato attraverso un lungo ed insolito viaggio dalla Città Dorata. A inviarlo è Abdalla-El-Rashid che appunto è il sultano. A questo primo aspetto, se vogliamo legato al romanticismo di cui sono intrise certe antiche tradizioni, se ne contrappone un altro di diversa natura e cioè un contratto che la ballerina è chiamata a sottoscrivere e che detta una condizione ben precisa: un anno di vita nel palazzo del sultano dove si esibirà solo per lui. Non mancano i tentennamenti ma Paola decide di partire. Qui mi fermo con la storia, che spero abbiate modo di leggere presto, per lasciare spazio a ciò che il romanzo mi ha lasciato perché questo blog funziona proprio così, come una pagina di diario. Tanto per cominciare ho avuto la sensazione di entrare nello sfarzoso palazzo insieme alla protagonista. La descrizione dei luoghi diventa quasi “sensoriale”, pagine in cui sono palpali, gli odori, i profumi, la sensazione piacevole o meno che si prova sulla pelle seguendo antichi rituali di bellezza, il fumo caldo dell’hammam. C’è sicuramente una ricerca in questo senso da parte dell’autrice per fare accomodare il lettore nella storia. Dietro le stanze variopinte fino all’eccesso si nascondono anche altre storie al femminile fatte di segreti e privazioni, frutto di una cultura molto lontana da quella di Paola che però nelle conversazioni con il sultano riesce ad accorciare alcune distanze: quelle sentimentali. Cosa posso dire in conclusione del romanzo? Che magari la storia potrebbe avere un seguito, mi piacerebbe sicuramente leggere di ulteriori risvolti, sarebbe una magica occasione per percorrere ancora i corridoi e i giardini del palazzo del sultano. Vorrei inoltre fare i complimenti a Chiara per l’importante traguardo raggiunto in questi giorni e cioè il secondo posto ex aequo al “Premio Letterario Giornalistico Nadia Toffa 2025” con il libro “Anatomia del dolore” che sarà tra le mie prossime letture.

Sinossi: Paola è una ballerina nota per il suo talento scenico che varca i confini nazionali. Una sera, nel camerino, riceve una proposta inusuale: organizzare spettacoli esclusivamente per un enigmatico sultano, Abdalla-El-Rashid. Sedotta dalla promessa di evasione da un anno complicato, accetta l’offerta senza coglierne pienamente le implicazioni. Giunta nella Città Dorata, la protagonista viene catapultata in una realtà fatta di sfarzo e mistero, dove la bellezza diventa moneta di scambio e la libertà personale è messa a dura prova. Con maestria narrativa, Chiara Domeniconi intreccia elementi di suspense psicologica e introspezione emotiva, esplorando temi universali quali la manipolazione del potere, la ricerca di identità e il bisogno di riscatto personale.

L’autrice: Chiara Domeniconi è nata nel 1972 a Sassuolo, in provincia di Modena. Si occupa di gestioni immobiliari e scrive professionalmente dal 2016. Ha frequentato la Scuola Holden diretta da Alessandro Baricco e ha ottenuto riconoscimenti in numerosi premi nazionali per la poesia e la narrativa. Collabora stabilmente con diversi editori e alterna scrittura, riflessione e ricerca personale con uno stile diretto e viscerale.