Lasciare significa lasciare vita. Lasciare verità che abbiamo custodito gelosamente nel timore che si perdessero. Significa permettere a chi verrà dopo di sapere da dove viene, di capire chi è, di trovare una strada in mezzo al suo mondo…

E’ bello riuscire a comprendere un libro, non l’autore, parlo proprio della storia esattamente come si farebbe con una persona appena conosciuta alla quale ci si affeziona senza un perché. Accade tuttavia, seppur raramente che possa succedere il contrario e cioè di rendersi conto, a lettura ultimata, che in realtà è stato il romanzo a capire noi. Come è possibile? Si tratta della capacità di fare entrare completamente il lettore nelle vite dei personaggi ed allo stesso tempo di lasciare la sensazione che alcune vicende seppur in apparenza lontane trovino nel bene e nel mare radici anche nelle nostre vite e nel contesto sociale che stiamo vivendo.

In buona sostanza è questo che ho provato leggendo “Le ragazze del turno” l’ultimo romanzo della scrittrice Rossana Carturan edito da All Around. Dalla nebbia della laguna veneta a cui si mescola l’atmosfera fumosa di una fabbrica emergono le storie di Amalia, sua sorella Elvira e di Miriam. Attorno costellazioni di personaggi scandiscono il ritmo di vicende che affiorano poco a poco diventando viscerali. Per me almeno è stato così e l’ho capito rendendomi conto che spesso tra una pagina e l’altra ho fermato il respiro mentre il cuore accelerava. Non ti risparmia questo romanzo anzi ti mette faccia a faccia con situazioni difficili da metabolizzare e che decisamente trovano eco anche oggi. Quindi mi sono chiesta: quanta distanza c’è tra me e queste pagine?

Vorrei esprimere un sentito ringraziamento alle operaie di una fabbrica che, per ragioni di tutela non posso nominare, hanno ispirato questo libro. Voglio inoltre ringraziare tutte le lavoratrici e i lavoratori che negli anni 70 hanno lottato per aprire la strada agli scioperi e alle rivendicazioni che oggi diamo per scontate, ma che allora richiesero coraggio, forza e determinazione (dalla nota dell’autrice)

La fabbrica è un microcosmo di vite, in questo caso quelle di donne che hanno conosciuto la viltà che si annida in più forme di violenza ma non smettono comunque di rivendicare i propri diritti. Non è un film queste cose sono accadute. La vita del turno si intreccia a quella dentro le mura di casa ma senza una separazione netta perché una diventa il riflesso dell’altra in una condizione in cui, per effetto domino, le donne lottano per non sminuzzare più le proprie vite nei ruoli marginali che vengono assegnati da capi, mariti ma anche da altre donne. Eppure la violenza, ieri come oggi, resta difficile da arginare.

Gli uomini sono però anche Franco un personaggio che ho amato molto, lui che aggiusta orologi rotti e che sembra un po’ il custode del tempo. Quello che vorrebbe fermare o riavvolgere, quello che scorre nei baci rubati e nella consapevolezza di una perdita. A lui il compito della memoria seppur fugace ma che può rimanere impressa nelle parole scritte.

Voglio essere banale e dire con sincerità una cosa semplice: questo è un romanzo bellissimo che va letto a casa e anche nelle scuole superiori. Ne sono convinta. Vorrei inoltre sottolineare che l’intero ricavato spettante all’autrice sarà devoluto a sostegno dei progetti in Palestina dell’organizzazione non governativa Un Ponte Per.

Sinossi: Amalia è giovane, insofferente, ironica, in lotta con tutto e tutti. Elvira è sua sorella maggiore, combattiva e concreta, ma intrappolata in un matrimonio violento. Miriam è silenziosa, enigmatica, sospesa tra due identità e due mondi: quello della fabbrica e quello del ghetto ebraico veneziano, dove vive con il marito, a cui nasconde la sua vita operaia. Le loro voci si alternano e si intrecciano nel racconto corale di un tempo fatto di fatica, nebbia, pullman all’alba, piccoli gesti di resistenza, rapporti familiari tesi, amori trattenuti e dignità da difendere. Il romanzo attraversa gli spazi chiusi della fabbrica, i cortili ghiacciati, il ghetto, le stanze condivise, il manicomio, la violenza, e i territori dell’intimità femminile, dove ogni scelta ha un prezzo.

TITOLO: LE RAGAZZE DEL TURNO

AUTRICE: ROSSANA CARTURAN

EDITO DA : ALL AROUND

PAGINE 304

IN COPERTINA UN ACQUERELLO REALIZZATO DA ROSSANA CARTURAN