Proseguiamo con le interviste dei Diari per conoscere autori emergenti in vista degli inviti alla lettura a tema che inizieranno da dicembre. Tra questi libri ci sarà anche il romanzo “La Rose Blanche” di Barbara Pirini alla quale abbiamo fatto qualche domanda per conoscerci meglio e per dare qualche piccolo accenno sul libro. Buona lettura
Ciao Barbara e tanto per cominciare grazie per avere contattato i Diari. Iniziamo con una domanda di rito: ti va di presentarti ai nostri lettori?
Mi chiamo Barbara Pirini e sono un’autrice che ama unire nella scrittura emozione, memoria e sensibilità femminile. Scrivere, per me, significa ridare voce a ciò che è rimasto inascoltato: le sfumature dell’animo, le contraddizioni, la parte invisibile delle donne attraverso il tempo. La Rose Blanche nasce dal desiderio di raccontare una storia che parla di libertà, destino e coraggio, ma anche di profumi, di sguardi e di gesti che cambiano un’esistenza.
Ho letto nella tua bio che ami molto il personaggio di Maria Antonietta. Da dove nasce questo interesse?
Il mio amore per Maria Antonietta nasce da quando ho memoria. Sin da bambina mi ha affascinata la sua figura, la sua grazia unita alla fragilità, la capacità di restare se stessa anche nel momento più tragico. Nel mio romanzo è un personaggio reale, non simbolico: una donna che vive, respira, sente e mostra il suo lato più umano, lontano dai pregiudizi che la storia le ha cucito addosso. Non volevo raccontare la regina come icona, ma come donna che sente, sbaglia, ama e impara a guardarsi dentro.

Veniamo al tuo romanzo, “La Rose Blanche” che prende le mosse dal 1779. Puoi descriverci senza anticipare troppo, di cosa parla?
La Rose Blanche racconta l’incontro di più destini femminili tra Bologna, Venezia e Parigi sul finire del Settecento. È un romanzo che attraversa luoghi e anime, in cui la ricerca di libertà e di autenticità si intreccia con l’arte dei profumi, della bellezza e della memoria. Ogni ambiente, ogni personaggio è una sfaccettatura diversa dello stesso desiderio: essere visti per ciò che si è davvero, in un mondo che impone maschere. Non è un romanzo storico, ma un racconto di emozioni e scelte, ambientato in un tempo che diventa specchio di tutti i tempi.
Quanta ricerca, dal punto di vista storico, sociale e anche artistico c’è dietro un libro ambientato nel passato?
Tantissima, ma non nel senso accademico. Mi sono documentata visitando luoghi, leggendo, osservando e ascoltando. Ho camminato nei palazzi, nei giardini e nelle calli veneziane per respirare l’atmosfera dell’epoca; ho studiato oggetti, abiti, profumi, lettere, lasciando che tutto mi parlasse. Volevo che ogni dettaglio fosse vivo e sensoriale, non semplicemente descritto. La parte artistica, in particolare, è nata dal mio amore per il mondo delle essenze e del simbolismo olfattivo, che nel romanzo diventa un vero linguaggio dell’anima.
Qual è stato il personaggio più difficile da descrivere e raccontare?
Beatrice, senza dubbio. È una donna piena di contrasti: forte e vulnerabile, determinata e malinconica. La difficoltà è stata restare dentro la sua epoca senza tradire la sua verità interiore. Anche Maria Antonietta ha richiesto grande equilibrio: ho voluto restituirle umanità e voce, senza scivolare nella leggenda o nella condanna. Entrambe sono donne che cercano di vivere in modo autentico dentro un mondo che le vorrebbe perfette e mute.
Stai lavorando ad altri progetti librosi per il futuro?
Sì, sto scrivendo una storia ambientata ai giorni nostri, con echi e richiami dal tempo passato. Non sarà un seguito de La Rose Blanche, ma ne condividerà il tono emotivo e l’attenzione ai legami invisibili tra le persone. È un romanzo che parla di eredità affettiva, memoria e rinascita, in cui il presente dialoga con ciò che è rimasto sospeso nel tempo.











