In questa giornata internazionale della donna su DdP vogliamo ricordare la figura di Lidia Poët che è stata la prima donna a entrare nell’Ordine degli avvocati in Italia. Una figura femminile a cui è stata dedicata recentemente anche una serie Netflix di grande successo “La legge di Lidia Poët“ interpretata dalla talentuosa giovane attrice Matilda De Angelis per la regia di Davide Orsini, da settimane nella top 10 fra le più seguite e apprezzate.


Lidia nacque nel 1855 a Perreno piccolo comune piemontese ora inglobato nella città metropolitana di Torino.
Quella di Lidia Poët è una figura femminile all’avanguardia, di grandezza unica che ha rotto gli schemi e gli stereotipi precostituiti della borghesia ottocentesca. Si iscrisse all’Università nel 1878, appena due anni dopo era stato reso possibile anche per le donne scegliere questo percorso. Optò definitivamente per la facoltà di Giurisprudenza, dopo qualche esame a Medicina, si laureò nel 1881 e dopo aver superato brillantemente l’esame di praticantato si iscrisse all’Albo.
Qui avvenne la prima grande frattura, lo scontro con il sistema patriarcale vigente perchè il Consiglio dell’Ordine di Torino non la iscrisse all’unanimità ma a votazione. I voti contrari si tradussero nel 1883 con la Corte di Appello che accolse la richiesta del procuratore e ordinò la cancellazione dall’albo con una sentenza che conteneva argomentazioni tutt’altro che giuridiche e frutto di stereotipi di genere. Vi si legge che le donne non potevano essere avvocate perché era inopportuno che convergessero “nello strepitio dei pubblici giudizi” magari discutendo di argomenti imbarazzanti per “fanciulle oneste”; o che indossassero la toga sui loro abiti, ritenuti tipicamente “strani e bizzarri”; o perché avrebbero potuto indurre i giudici a favorire una “avvocata leggiadra”.


Lidia non si fece abbattere e continuò le sue lotte e le sue battaglie. Si impegnò per i minori, per i detenuti, sia uomini che donne, frequentò i congressi penitenziari per circa 30 anni e poi si occupò della causa del femminismo. Fu la presidentessa del Comitato Pro voto di Torino e successivamente fu tra le redattrici dei primi congressi femministi che chiedevano dal diritto di voto al divorzio alla parificazione tra figli legittimi e illegittimi. 
Al termine del conflitto mondiale la Legge n. 1179 del 17 luglio 1919, nota come legge Sacchi, abolì l’autorizzazione maritale e autorizzò le donne a entrare nei pubblici uffici, tranne che nella magistratura, nella politica e in tutti i ruoli militari.
Dopo aver praticato per anni la professione forense solo di fatto senza riconoscimento giuridico insieme al fratello Giovanni Enrico anch’egli avvocato, nel 1920 Lidia Poët, all’età di 65 anni, entrò quindi finalmente nell’Ordine degli avvocati, divenendo ufficialmente la prima donna d’Italia ad esservi ammessa.
Lidia visse ancora a lungo, superò anche la Seconda Guerra Mondiale, andandosene a 94 anni nel 1949. Come se prima non fosse stata pronta a lasciare la vita senza vedere realizzato anche il sogno del voto femminile che si realizzò nel 1946 con il referendum Monarchia-Repubblica.
Diari di Palude vuole dedicare questa giornata della Festa della Donna omaggiando la storia di questa donna straordinaria che sfidò la società del suo tempo con determinazione, caparbietà e coerenza attraverso le sue lotte e la sua tenacia; indicandola come esempio di vita per tutte le donne soprattutto per le più giovani che, da poco si sono avviate o presto si avvieranno lungo il faticoso percorso di autodeterminazione e affermazione sociale e professionale.