La casa brucia proprio quando ci pare di avere il controllo assoluto del fuoco
Che la scrittura di Domenico Starnone sia di un’eleganza unica non è di certo una novità. E’ tuttavia una bellezza che scava, che si attorciglia alle storie come un’edera, un percorso fatto di riflessioni, accurate descrizioni emotive ma anche gesti quotidiani quelli che però possono fare in una frazione di secondo la differenza. Magari per errore. Ho letto negli ultimi giorni “Destinazione errata”, un romanzo che mi ha letteralmente assorbita e in cui mi sono un po’ rivista sotto alcuni aspetti.
A raccontare la storia è un uomo che vive a Roma con la sua famiglia, in primis con la sua bellissima moglie. Una sera per errore manda un messaggio destinato a lei, alla sua collega più stretta, un messaggio d’amore il più semplice che si possa concepire. Da quel momento tutto cambia. Per tutto, intendo davvero tutto. Succede che una persona che conosciamo da tempo improvvisamente prenda forma sotto un’altra luce, come se si sfogliasse, un fiore che si trasforma in un altro fiore petalo dopo petalo. In questo senso ho percepito che questa storia in parte mi appartiene perchè il mio lato emozionale ballerino più volte mi ha stupita mostrandomi, nel bene e nel male, alcune persone sotto un altro aspetto. In maniera repentina e a volte più in maniera più simile a una metamorfosi kafkiana se proprio devo ammetterlo.
Ciò che ho sentito in questo romanzo, è stata anche un’alternanza tra situazioni sfumate, a tratti sospese e la descrizione di una città fredda, invernale in cui il vento gela le spalle e la pioggia cade incessante. Il calore di un cappotto o di un sogno che diventa eros, viene spezzato da quanto di più concreto possa esserci e cioè un mese freddo in cui le burrasche dentro e fuori i personaggi hanno una sorta di continuità. Anche questo mi è successo in alcuni momenti, di pensare che in un certo senso, il cielo fosse a volte triste insieme a me. E’ un libro che consiglio ma che devo rileggere perchè sento di non avere completamente afferrato il finale in cui veramente le sfumature diventano molte come lo spazio che si lascia all’immaginazione del lettore. Voi lo avete letto?
Sinossi: Sappiamo davvero cosa desideriamo? E quanto sono pericolosi i nostri desideri? Un messaggio d’amore inviato alla destinataria sbagliata dà inizio a una storia irresistibile che non abbandona mai la tonalità ironica e tuttavia sospinge il protagonista verso esiti sempre più allarmanti. L’errore iniziale, pur nella sua casualità, logora gli argini. Nel giro di pochi giorni un marito irreprensibile, affidabilissimo padre di tre figli piccoli, comincia a modificare lo sguardo distratto con cui ha sempre guardato quella che fino a ieri era solo una compagna di lavoro. Il desiderio prende forma, esige di essere realizzato. Domenico Starnone aggiunge un nuovo tassello alla sua esplorazione della fragilità della coppia, luogo di delizie e di sofferenze, una sintesi dei disastri di cui è capace il genere umano. L’uomo che racconta questa storia ha trentotto anni, fa lo sceneggiatore. È sposato da più di dieci anni con Livia, donna intelligente, bella, soddisfatta del suo lavoro. La coppia ha tre figli (il più piccolo di dieci mesi), la vita coniugale è appassionata, senza crepe. Ma nel corso di un pomeriggio particolarmente caotico si verifica un banale incidente. Il giovane marito e padre sta badando ai figli perché la moglie è a un convegno, e intanto scambia messaggi urgenti di lavoro con Claudia, la collega con cui scrive sceneggiature per la tv. Nella fretta sbaglia: invia a Claudia un messaggio d’amore destinato a Livia. Niente di male, naturalmente, se la collega, seria, affidabile, non gli rispondesse che anche lei lo ama e da tempo. Sarebbe urgente chiarire il malinteso, e invece è sufficiente un’esitazione perché tutto corra avanti e nella mente del protagonista si faccia strada qualcosa di latente, una possibilità nuova. Di colpo Claudia è vista sotto una luce diversa, smette di essere semplicemente una compagna di lavoro e diventa una donna affascinante, complessa, capace di «scatti nervosi, insofferenze, sarcasmi, affermazioni nette e negazioni altrettanto nette, empiti di passione, pretese irragionevoli». Senza averlo deciso – o decidendolo ogni momento – il protagonista si ritrova a fare quello che non avrebbe mai pensato di fare. Con un passo lieve, elegante, che finge di ignorare l’abisso su cui procede, “Destinazione errata” ci parla di come le nostre certezze siano gusci d’uovo, del peso insopportabile che generano a volte pensieri e azioni minime. Mentre, catturati da una crescente tensione narrativa, assistiamo a quella che ci appare, inesorabilmente, come la preparazione scriteriata di un naufragio, ci rendiamo conto di quanto sia facile mandare all’aria un’esistenza considerata felice.












