Quante volte il cibo ci ha ricordato una persona cara? Un sapore lontano che ti riporta all’infanzia e ti permette di ritrovare la carezza della nonna, oppure una fetta di pizza che ti catapulta all’appuntamento con il primo fidanzatino e perché no il gusto esotico di un gelato che ti immerge nel profumo e nelle atmosfere di un luogo che abbiamo visitato. Nel cibo c’è memoria e poi ci sono anche sentimenti partendo da quelli di chi materialmente cucina. Dopo si arriva a quelli di chi mangia. E’ un universo che si mescola nel palato e nel cuore prima ancora che nello stomaco e che aiuta a fissare dei momenti, belli o brutti che siano. Nel romanzo di Yuta Takahashi c’è però molto altro perché il cibo, o meglio il pasto del ricordo offre un’occasione unica anche se breve come il fumo che esce dalle pietanze servite.
E’ il romanzo “La locanda dei gatti e dei ricordi” a inaugurare la rassegna autunnale “Letture all’ombra del ginkgo”, un libro evocativo e molto poetico che si è posato dentro di me come una foglia che tocca la terra dopo essere fluttuata via dal suo albero. Per arrivare “Da Chibi” occorre percorrere un sentiero costellato di conchiglie. Solo in questa particolare locanda viene servito il kagezen e cioè il vassoio d’ombra, il pasto tradizionale giapponese che si cucina per chi non c’è o come già accennato il pasto del ricordo. La pietanza non è la stessa per tutti perché ciò che il kagezen letteralmente evoca, è la presenza di una persona che non c’è più legata a chi raggiunge la locanda per incontrarla e quindi a uno specifico ricordo, a uno specifico piatto. Solo il gatto che vive nella locanda riesce a vedere e a percepire i due mondi che nel fugace momento del pasto entrano in contatto. Una presenza, il felino, che attraversa i sentimenti che si intrecciano per l’ultima volta tra i clienti e le persone care che compaiono durante il pasto del ricordo. Nelle pagine, tuttavia, non ho mai avuto la sensazione di leggere di fantasmi. E’ come se ogni entità fosse l’espressione concentrata delle più autentiche, impalpabili e intense sfumature che si hanno in vita fatte di amore e di sofferenza, di ricordi, ma soprattutto di gesti, azioni che in alcuni casi hanno avuto la durata di pochi minuti e in altri il tempo di una esistenza insieme ma che comunque hanno segnato la vita di tutti i personaggi. Penso che, arrivati ad un certo punto del libro, sia anche naturale chiedersi: “Se io avessi la possibilità di sedermi per un pasto del ricordo chi cercherei? Cosa vorrei dirgli?”. Mi sono data una risposta ma penso che debba rimanere chiusa, nelle pagine del libro che per me sono diventate uno scrigno capace di contenere un momento che mai avrei immaginato se non avessi letto questo romanzo.
Ps: penso che l’attenzione nella traduzione di questo romanzo sia stata eccellente

Sinossi: Prima un viaggio in treno da Tōkyō, fino a una cittadina di mare nella penisola di Bōsō.
Poi una passeggiata lungo la spiaggia, fino a un vialetto di conchiglie.
È lì che si trova “Da Chibi”, una delle poche locande dove, secondo alcuni, viene ancora servito il kagezen: il vassoio d’ombra, il pasto tradizionale giapponese che si cucina per chi non c’è.
Le voci narrano che, dopo che il piatto viene messo in tavola, accadano cose strane, che sia possibile mettersi in contatto con la persona di cui più si sente la mancanza.
Così, scossa dalla morte improvvisa del fratello, in una mattina luminosa la diciannovenne Kotoko Niki varca la soglia del ristorante, sotto lo sguardo attento di un gatto.
Il fratello di Kotoko ha perso la vita in un incidente stradale cercando di proteggerla e lei, piena di rimorsi, spera in un miracolo. Una speranza folle, pensa, almeno finché non inizia a mangiare il riso, il pesce bollito e la zuppa di miso fumante che l’avvolgono con il loro profumo. L’orologio smette di ticchettare, il mare e i gabbiani tacciono, e Kotoko ha la sensazione di sentire accanto a sé una voce familiare…
Nella Locanda dei gatti e dei ricordi, seguiamo Kotoko e altri personaggi che, come lei, cercano di fare i conti con l’assenza di una persona cara: un ragazzino timido e una compagna di scuola, il suo primo amore; un ottantenne malato e la moglie; un giovane chef e la madre.
Con pennellate lievi e piene di poesia, Yuta Takahashi esplora il potere curativo dell’amore e della memoria, arricchendo il racconto con prelibate descrizioni dei piatti tipici giapponesi e con una ricetta a corredo di ogni capitolo.
Titolo: La locanda dei gatti e dei ricordi
Autore: Yuta Takahashi
Feltrinelli Editore
Pagine: 192












