Lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore.

Nessun sentire è immutabile.

Rainer Maria Rilke

recensione a cura di Cristi Marcì

L’essere umano sembra ormai diventato l’ingranaggio di una complessa e sofisticata macchina sociale dove la tempestività e l’efficienza rischiano a più riprese di arrugginire quel nucleo primordiale entro cui una volta albergavano sogni, paure e tante genuine incertezze.

Oggi invece questa esigua e superflua mole di ingredienti viene costantemente soppiantata da futili richieste e da sciocche aspettative esterne che altro non fanno se non tradurre e dunque tradire le nostre più autentiche predisposizioni dell’anima, dove la logica nociva della società odierna impone a gran voce e con fare quasi propagandistico le proprie leggi.

Nel suo ultimo capolavoro intitolato Manuale pratico di smarrimento il noto autore napoletano Lorenzo Marone consegna al suo pubblico un ventaglio di parole dal quale lasciarsi leggere con il benefico rischio di tornare a scoprirsi protagonisti di azioni e pensieri che restituiscono all’essere umano il diritto di essere sé stesso.

Degno sostituto di uno psicofarmaco dai molteplici effetti collaterali il seguente breviario riflette a pieno titolo un vocabolario di parole in grado di legittimare con accurata delicatezza l’esistenza nonché la presenza di quella moltitudine che sosta indefessa dentro ognuno di noi ma che il più delle volte abbiamo il timore di accogliere.

Quanto più ho amato di queste pagine è stato proprio l’invito a percepire quello che socialmente viene etichettato “difettoso” come una vera e propria risorsa capace di aprire le porte a quel lato misterioso che troppo spesso dimentichiamo e ci neghiamo di esplorare, tantomeno di valorizzare.

Avvertenze: leggere attentamente il foglio illustrativo!

Amici e compagni di carta questo libro non si presenta come un classico manuale di autoaiuto, dove lo slogan imperante obbliga in maniera tassativa e sempre con più insistenza a non arrendersi mai, bensì quale soglia sconosciuta oltre la quale poter incontrare e ospitare sia le nostre più scomode paure sia i volti di un’autentica vulnerabilità.

Le quali a nostra insaputa possono assumere il volto antico di un geco, di un volatile o perfino di un serpente prossimo alla muta.

Se infatti in molti dei suoi precedenti romanzi l’autore partenopeo ha offerto a chi sceglieva di perdersi tra le sue pagine il lusso e l’opportunità di leggere il presente senza graffiarsi troppo lo stomaco questa volta invece vuol fare della ferita stessa il ponte di unione tra una contemporaneità per certi versi un po’ troppo distorta e un mondo antico adornato di misteriose contraddizioni ma proprio per questo pronte a risplendere a partire dalle convinzioni più oscure della nostra esistenza.

Mi contraddico? Certo che mi contraddico!

Sono vasto,

contengo moltitudini.

Walt Whitman


Lasciarsi abitare dalle “presenze animali”

Come sottolineato dal noto psicoanalista junghiano James Hillman a metà del secolo scorso ciascuno di noi non ha che da imparare quotidianamente dal regno animale rispetto al quale la diversità di un comportamento all’apparenza banale si coniuga puntualmente con la logica dell’immenso: capace di far brillare quelle stranezze e quei gesti bizzarri che se noi umani temiamo di compiere la libellula al pari di una tartaruga eseguono invece con raffinata e silente saggezza.

La mancanza di spontaneità e l’inclinazione perpetue a censurare la nostra vera natura si è rivelato purtroppo il motore odierno delle attuali nevrosi che attraverso variegate manifestazioni inquinano le nostre giornate soffocando le nostre relazioni ma più di tutto atrofizzando il nostro modo di stare prima con gli altri anziché con noi stessi.

Grazie a questo libro possiamo dunque permetterci finalmente di cadere e di non dovere per forza rialzarci, di lasciare andare senza dover necessariamente trattenere qualcosa, di abitare un tempo dove le lancette dell’orologio sono sostituite inderogabilmente da quelle del cuore e dalla lente dei nostri desideri più intimi.

Ogni parola scritta si rivelerà pertanto un raro antidoto in grado di lenire quelle futili convinzioni che la società quotidianamente impone rendendoci le comparse di una commedia dove non ci si può permettere di togliere una maschera che sentiamo fuori misura ma che stupidamente non possiamo fare a meno di continuare a indossare.

Nella sua celebre opera intitolata “Il codice dell’anima” Hillman sottolineava infatti quanto l’individuo fosse costituito da un’energia primordiale capace di valorizzare il lato Ombroso e Contraddittorio in grado di rendere ogni suo minimo gesto quotidiano il più autentico in assoluto.

Nel mondo antico la psiche e tutte le sue innumerevoli sfumature rispecchiavano un legame con quella dimensione divina e spirituale adornata di quella bizzarria e imprevedibilità che oggi purtroppo vengono al contrario bollate come riflesso di un conflitto se non addirittura di una rara forma di psicopatologia.

Eppure troppo spesso negli ultimi anni abbiamo dimenticato che in fondo siamo la radice di un tempo che abbiamo paura di abitare, il riflesso di un cielo stellato dove i sogni rischiano di spegnersi e di prostrarsi al servizio di una gamma di aspettative che il più delle volte non ci appartengono ma rispetto alle quali ci identifichiamo per paura di un mancato riconoscimento.

Diagnosticare ogni nostra inclinazione equivale a violare e quindi a eludere un linguaggio antico che nel panorama contemporaneo vuole semplicemente accorrere in nostro aiuto, rendendo le nostre scelte gli unici binari sui quali continuare il nostro viaggio.

Riscoprendo il diritto di vivere.

Sinossi: Manuale pratico di smarrimento è un breviario gentile e disordinato, una raccolta di piccoli diritti non scritti che nessuno ci ha mai concesso ufficialmente, ma che forse è ora di rivendicare: il diritto a smarrirsi, a non piacere, a non scegliere, a non essere rintracciabili, a non ricominciare, a non evolvere, a dimenticare il finale. Un libro per chi si sente un po’ stonato ma ancora capace di canticchiare, per chi ha le idee confuse ma le mani calde, per chi inciampa, si ferma, non sa, ma intanto c’è. Tra pesci incompresi, piccioni viaggiatori e cavallucci marini meditativi, Manuale pratico di smarrimento ci ricorda che non tutto deve avere una direzione, non ogni fine una rinascita, non ogni dolore una lezione. Con una scrittura che oscilla tra l’ironia e la tenerezza, tra la poesia e il paradosso, Lorenzo Marone ci accompagna in un viaggio di calviniana leggerezza nei territori incerti dell’identità, della fragilità e dell’imperfezione. Questo non è un libro per chi vuole ritrovarsi, non contiene mappe, né promesse, né finali rassicuranti. È un piccolo breviario per chi si sente un po’ smagliato.

TITOLO: MANUALE PRATICO DI SMARRIMENTO

AUTORE: LORENZO MARONE

EDITO DA FELRTINELLI

PAGINE: 112