Oggi conosciamo un nuovo autore emergente che ci accompagnerà nel suo romanzo tra le strade di una misteriosa Firenze. In attesa della pubblicazione dell’invito alla lettura, ecco una breve intervista a Alton Sinetti autore di un libro che vi lascerà a dir poco con il fiato sospeso: “Il Silenzio di Artemisia”
Ciao Alton e grazie per essere qui con me alle interviste dei Diari. Tanto per cominciare, ti va di presentarti ai lettori?
Ciao, e grazie di cuore per questa opportunità. Mi chiamo Alton Sinetti, uno pseudonimo che ho scelto per rappresentare il mio lato da autore. Sono nato nel 1996 e sono campano. Dal 2018 lavoro come sviluppatore software. Amo mantenermi in forma, sia fisicamente che mentalmente, attraverso allenamento, yoga e meditazione. In realtà, però, coltivo moltissime passioni, soprattutto tutto ciò che può arricchire il mio bagaglio culturale in qualunque modo.
Nei prossimi inviti alla lettura per il mese di dicembre ci sarà anche il tuo romanzo, “Il Silenzio di Artemisia”. Ti va di raccontarmi qualcosa sulla trama?
Firenze, città di luce e ombre, dove ogni vicolo custodisce una storia e ogni quadro cela un segreto. In questo scenario prende vita Il Silenzio di Artemisia, un giallo in cui l’arte si fa specchio d’inganni e la bellezza si intreccia al crimine. Quando un misterioso omicidio sconvolge il mondo dell’arte, la polizia si trova di fronte a un enigma che sfida ogni logica. L’unico capace di leggere ciò che sfugge agli altri è Leonardo Marchetti. Tra rivalità nascoste, passioni taciute e indizi disseminati come pennellate su un quadro incompiuto, Marchetti si muove con passo silenzioso, addentrandosi sempre più in un mondo dove nulla è ciò che sembra. Ogni sospettato cela un’ombra, ogni gesto può essere un depistaggio, ogni parola un inganno. E mentre le indagini lo conducono in un labirinto di simboli e segreti, Leonardo è costretto a confrontarsi con la parte più fragile e insondabile dell’animo umano. Atmosferico, elegante e carico di tensione, Il Silenzio di Artemisia accompagna il lettore in un viaggio di intuizioni, colpi di scena e rivelazioni inaspettate, dove l’arte diventa la chiave per decifrare il mistero e il silenzio stesso si fa voce.
Il detective Leonardo Marchetti che tipo è? Esiste poi un secondo personaggio al quale sei particolarmente legato e che allo stesso tempo è stato difficile da caratterizzare?
In questo primo romanzo, Leonardo è un uomo metodico e preciso, con routine ben definite. È estremamente attento ai dettagli e capace di leggere il linguaggio del corpo. Il suo modo di essere affonda le radici nell’infanzia e in ciò che ha vissuto. Non entro nei dettagli per evitare spoiler, ma posso dirti che nel prossimo capitolo emergono molte altre sfumature del personaggio. Il personaggio secondario a cui sono particolarmente legato è Anna Conti, presente anche nel secondo capitolo: anche lei attraversa una crescita significativa e mostra nuove sfaccettature nel secondo romanzo, ambientato in un contesto completamente diverso.

C’è un motivo particolare per cui hai scelto Firenze come location del mistero?
Ho scelto Firenze perché è una città affascinante, ricca d’arte e di storia, con radici che risalgono all’epoca romana e un’eredità rinascimentale unica al mondo. Questa stratificazione culturale crea un’atmosfera perfetta per un romanzo investigativo. In un contesto così denso di simboli e dettagli, la figura del detective acquista ancora più forza. Leonardo, con il suo carattere metodico e le sue capacità, si muove in luoghi che diventano parte integrante della sua indagine e della sua crescita.
Se dovessi indicarmi un libro che ha segnato il tuo percorso da autore quale sceglieresti?
Ho sempre amato Sherlock Holmes: ho letto molti dei suoi libri, visto film, serie e qualunque cosa lo riguardasse. Ho studiato il suo metodo e ho modellato parte del mio modo di essere proprio su quell’idea del “vedere oltre”, osservare i dettagli e non fermarsi alla superficie. Per questo non c’è un’opera in particolare che mi abbia influenzato: è l’intero mondo di Sherlock Holmes, a 360 gradi, ad aver lasciato un’impronta su di me.
Concludo infine chiedendoti di fare un invito ai lettori. Secondo te perché a Natale può essere un segnale importante scegliere il libro di un autore emergente da regalare?
Più che a Natale, direi che acquistare libri di autori emergenti è importante sempre. Dietro ogni loro opera c’è una persona che scrive per una ragione precisa: portare il proprio essere nel mondo, mettere nero su bianco la propria sofferenza o, semplicemente, trovare benessere attraverso la scrittura. Questo non significa che i libri degli autori affermati valgano meno, anzi. Tuttavia, spesso le loro storie vengono guidate, modificate o adattate a ciò che il mercato richiede. Un autore emergente, invece, scrive ciò che ha dentro, ciò che sente davvero e ciò che lo fa stare bene. Leggerlo e dargli fiducia significa incontrare la sua autenticità e una storia che difficilmente troverai altrove. (Ovviamente non tutti gli autori emergenti sono così, ma molti sì).












