Il cuore del re

di Iunia Valeria Saggese

L’altro giorno scavavo per piantare il mio ulivo quando il vento mi ha portato un fagotto. Tum, ecco che qualcosa mi tocca il piede sinistro mentre sono lì che scavo, così guardo, ci penso ma non si capisce niente a guardare soltanto, allora tocco, apro e… orrore, meraviglia! Un cuore rinsecchito giace avvolto da bende e subito una voce:
“Ti prego, dammi una degna sepoltura!”
“Chi parla?” faccio io.
“Sono qui, tra le tue mani” fa lui.
“Chi ti ha fatto questo? Come si può fare questo?”. E così il cuore rinsecchito scoppia in lacrime e mi racconta la sua storia:
“Appartenevo a un re, né buono né cattivo, che si lavava le mani di ogni cosa, era un vigliacco? Non lo so, forse era pigro, fatto sta che questo re aveva un servitore, lui sì che era malvagio e quando il re morì non ci furono funerali. Il servitore comunicò alla corte che il re aveva disposto così e nessuno obiettò, né la corte né il popolo, perché il re non era amato e non era stimato. Pensarono tutti che fosse una cerimonia in meno da organizzare, inutile stare a omaggiare qualcuno che non manca a nessuno. Pensarono a tutte le volte che erano stati riverenti, ossequiosi, a tutte le volte che avevano subìto l’ignavia del re e così nessuno ma proprio nessuno versò una lacrima”.
“E cosa ne fece il servitore del corpo del re?”
“Lo buttò in un fosso, ma prima mi estrasse, mi bendò e mi lasciò sotto ad una quercia nei campi”.
“Com’è possibile che tu sia arrivato a me?”
“Il servitore, non contento, lanciò una maledizione: disse che sarei andato in cerca di sepoltura per l’eternità oppure avrei dovuto trovare nuovi uomini da abitare, strappando prima loro il vecchio cuore. Ad ogni trapasso dell’ospite, avrei dovuto scegliere se rimanere in solitudine o cercare nuova carne da abitare”.
“E tu non l’hai mai fatto? Non hai mai strappato il cuore a nessuno?”
“Certo che no”.
“Ma se sei così generoso com’è possibile che tu sia proprio il cuore del re?”
“Non tutti gli uomini conoscono il proprio cuore, ancor meno sono quelli che gli danno ascolto”.
“Io posso seppellirti subito se vuoi, ma la maledizione dice che vagherai per l’eternità perciò non credo che funzionerebbe”. E neanche il tempo di finire di parlare che il cuore rinsecchito si avvinghia al mio petto, stringendo così forte che sembra proprio voglia bucarlo, allora capisco quali sono davvero le sue intenzioni e non perdo tempo. Caccio fuori l’accendino dalla tasca e accosto la fiamma al malvagio parassita rinsecchito mentre sento che le forze vengono meno. Il cuore urla in modo terrificante e cade bruciacchiato, allora ci butto sopra delle sterpaglie e faccio un bel falò. Lamenti orribili e diabolici vengono fuori da lì sotto, ma poi tutto svanisce in una nube rossa senza lasciare alcun segno sull’erba e nell’aria. L’unico segno lo trovo poi quella sera sul mio petto, davanti allo specchio ma, per dirla tutta, già oggi che vi scrivo non si vede più niente.

(dalla rubrica La quarantena del rospo)

(Foto di klimkin da Pixabay)

2020-05-04T09:57:48+00:00 May 4th, 2020|Calderone|

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