Il giudizio universale

di Iunia Valeria Saggese

 

Tutto iniziò con il segno nel cielo: la splendida cometa che brillò per sette settimane, giorno e notte.

Il primo giorno, i primi sette angeli scesero sulla Terra: uno a Teotihuacan (che vuol dire “luogo dove nascono gli dèi”), uno a Los Angeles (che vuol dire “gli angeli”), uno a Roma, uno a Gerusalemme, uno a Varanasi, uno a Mosca e uno a Hiroshima.

Gli angeli suonarono le trombe d’oro e gli uomini si misero in fila per essere giudicati. Il cielo divenne rosso e arancione e il tempo si fermò, ogni ora divenne l’ora del tramonto.

Il primo della fila veniva risucchiato in alto per sparire dietro la mole gigantesca del proprio angelo ambasciatore, senza fare ritorno. Così, uno ad uno, tutti attendevano il proprio turno, non avendo idea di dove sarebbero andati a finire, sapendo solo che sarebbero stati giudicati.

L’attesa non fu né lunga né breve per gli uomini, poiché nulla nel giorno del giudizio somigliò a ciò che essi avevano conosciuto, né lo spazio, né il tempo, né i loro corpi.

Le anime avevano abbandonato la carne, potevano guardarla dall’alto, immobile e statica, come si può guardare il mare da un aereo. Avevano coscienza di chi fossero, di cosa avessero fatto, ma non potevano tornare indietro né andare avanti, poiché tutto accadeva secondo la logica di Dio.

Naturalmente, gli spiriti appena usciti dal loro guscio ragionavano ancora con l’intelligenza del proprio cervello, così alcuni preparavano il discorso da fare davanti a Dio, altri pregavano, altri ancora pensavano: “Ah, se avessi avuto un solo giorno in più!”.

Gli angeli udivano tutto il vociare sommesso e si rallegravano per quelli che avrebbero conosciuto la luce.

Vi erano anche quelli che piangevano, immaginando la propria disfatta; tra questi alcuni chiedevano perdono, altri no.

Questo fu ciò che accadde per sette settimane: ogni giorno sette angeli scesero dal cielo in sette luoghi diversi e chiamarono gli uomini con le loro trombe finché non furono tutti giudicati.

Com’è possibile, dunque, che voi siate qui a leggere tutto questo? Ecco che vi spiego: alcuni furono scelti per lasciare testimonianza, a chi non mi è dato saperlo ma so che verrete, voi verrete dopo di noi. Vi scrivo al cospetto del mio angelo ambasciatore dopo essere stata giudicata, e quello che è stato deciso di me non ha alcuna importanza, ciò che invece vogliono che io scriva è ciò che ha chiesto Dio a ognuno di noi. Sappiate quindi, voi che verrete, che una sola è stata la domanda… “Quanto hai amato?”. Abbiatene memoria e buona fortuna, il mio tempo è scaduto.

(dalla rubrica La quarantena del rospo)

(Foto di Bessi da Pixabay )

2020-05-02T14:37:34+00:00 May 2nd, 2020|Calderone|

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