Il respiro della maga

Immaginare quei luoghi andando indietro di quasi 10mila anni non era semplice. Laerte aveva bene in mente cosa doveva trovare, quello strano monte non poteva essere scomparso. E poi una volta arrivato avrebbe dovuto svegliare la maga intrappolare il suo respiro in una ampolla e tornare sul suo pianeta. Un pianeta ma non una casa, un luogo in cui si erano rifugiati millenni prima ed ora lui per la prima volta stava tornando nel mondo da cui erano fuggiti per trovare il soffio magico e riportarlo indietro, un solo sospiro che avrebbe permesso a tutti nuovamente di respirare. Era solo una leggenda ma la scienza aveva fallito e quella era rimasta l’unica speranza per salvarsi. Con una semplice manovra fece atterrare l’argonauta in una fitta foresta, non sapeva cosa si celasse dietro quegli enormi rami contorti che sembravano quasi fatti di gomma. E per la prima volta vide ciò che fino a quel momento era stato solo una storia fantastica…il colore verde.

La meraviglia fu molta e provò ad immaginare la sua gente 10mila anni prima a quanto fosse fortunata anche solo per la possibilità di trovarsi immersa in quel colore. Cosa che all’epoca non fu capita, purtroppo. Si incamminò nella foresta aspettandosi mostri e nemici misteriosi ma non fu così fu accolto come se fosse sempre vissuto lì. E le lacrime gli scendevano dagli occhi senza nemmeno sapere il perché. In lontananza poi vide qualcosa. Sembrava un’ombra fatta di uno strano pulviscolo nero, come una pietra vulcanica sminuzzata. E attorno volavano esseri luminosi. Saranno forse quelle che gli antenati chiamavano lucciole? Questo balenò nella mente di Laerte che capì di essere sulla strada giusta.

Seguì quell’ombra che di tanto in tanto sembrava voltarsi a guardarlo e poi da lontano vide il monte. Confrontò la sua cartina quel disegno rossastro, giallo e blu e capì che aveva raggiunto la sua meta quindi, iniziò a salire seguendo sempre l’amica ombra. Quel pulviscolo circondato da lucciole si fermò tra due alberi che sembravano d’argento, nel frattempo era scesa la notte e le lune illuminavano quella piccola radura. Il pulviscolo iniziò a roteare in un urlo insopportabile e davanti a Laerte cadde a terra una sagoma nera che sembrava completamente coperta di pece. Dalle sue spalle uscivano delle piume, gli occhi erano gialli, i capelli fatti di erba e piante intrecciate si univano alla terra formando una lunga distesa nera. Era la maga.

Laerte si avvicinò con la sua ampolla e lei, come se fosse apparsa l’ultima volta raccogliendo tutte le sue forze, strinse il torace e sospirò. Una grossa falena nero e argento uscì dalla sua bocca finendo nell’ampolla e poi…di nuovo polvere e lucciole. Il viaggiatore chiamò l’argonauta e la capsula spaziale in pochi minuti raggiunse gli alberi e poi lui. Salì a bordo, l’ampolla stretta in mano e partì sollevandosi in aria. E gli parve quasi di vedere su quel monte due enormi occhi neri, lucidi che da lontano continuavano a guardarlo.

(in foto la mappa di Laerte – grazie  a Zakk per la grafica)

 

«Da te sia l’inizio, Febo, a che io ricordi le gesta
degli eroi antichi che attraverso le bocche del Ponto
e le rupi Cianee, eseguendo i comandi di Pelia,
guidarono al vello d’oro Argo, la solida nave.»

2020-04-25T18:15:18+00:00 April 25th, 2020|Chinina|

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