L’ammaliatrice di api

di Iunia Valeria Saggese

(liberamente ispirato al famoso personaggio di un racconto best seller…)

Nessuno gliene aveva mai parlato ma la nonna di Eveline era un’ammaliatrice di api.
Eveline lo aveva scoperto un pomeriggio di primavera, in soffitta, mentre fuori pioveva.
La casa di Elton Road era fradicia sin negli intonaci, nelle travi del soffitto, nei listelli di pavimento sollevati, per via dell’incuria di tanti anni. Eveline non poteva saperlo, in orfanotrofio nessuno aveva mai nominato Elton Road, ma ora che era diventata maggiorenne, questa casa sconosciuta e distante dalla mente e da ogni dove, era lì a reclamarla, a reclamare un essere umano che potesse avere qualche voce in capitolo sulla sua sorte.
Eveline aveva salito le scale di legno marce e scricchiolanti, aperto tutte le porte fino su in soffitta. Oggetti di poco conto resistevano alle intemperie e al tempo, muti come mummie puzzolenti e imperiture, non sembrava esserci niente di serio là dentro. Un vecchio taccuino dalla copertina in cuoio era chiuso su uno scrittorio color ebano pieno di tarli, che doveva fare, aprirlo? Magari dopo, semmai ne avesse trovato il coraggio. Ispezionò gli scaffali alti che sembravano librerie dove si potevano distinguere un certo numero di volumi, ma erano talmente ingialliti e polverosi da rendere impensabile qualsiasi approccio.

Gli occhi fecero il giro della stanza più volte, dall’alto in basso, dal basso verso l’alto, da destra a sinistra e così via, finché finalmente qualcosa sembrò degno di attenzione. Un vecchio baule, neanche a dirlo, era proprio sotto lo scrittoio, come aveva fatto a non vederlo? Incredibilmente, era pieno di fotografie.
Fu così che in un pomeriggio di primavera, mentre fuori pioveva, Eveline scoprì di Rose. Non sapeva neanche chi fosse Rose e, in un sol colpo, quelle foto le raccontarono dell’ammaliatrice, delle sue api e di molte altre cose.
All’improvviso, Eveline sentì che stava mettendo radici proprio come il tronco di un albero, non era più una foglia al vento, era ben aggrappata a terra, la sua famiglia aveva dei volti. La madre, il padre, e più di tutti lei, l’ammaliatrice di api, le somigliava davvero nella postura e nel sorriso.
Sentì un calore accendersi nella testa, come un cioccolatino che si squagli sul fuoco. Sapeva cosa doveva fare. Elton Road avrebbe visto di nuovo i colori di una vera casa e quegli ettari di terreno tutt’intorno alla proprietà avrebbero conosciuto una danza antica e odorosa. Gli insetti gialli sarebbero tornati a danzare e l’aria mossa dalle loro piccole ali avrebbe di nuovo pronunciato quel nome: Emilton. Fu proprio così che le api salutarono Eveline quando arrivarono le prime arnie, ronzarono fuori suonando un affettuoso “bentornata a casa Emily Emilton”.

Fine.

(dalla rubrica La quarantena del Rospo)

(foto di Myriam Zilles da Pixabay)

 

Nota dell’autore

Chi non ha adorato il film? Non tutti sanno che è tratto dal racconto di Fannie Flagg, scrittrice ancora vivente, che curò la sceneggiatura della pellicola dei primi anni Novanta, ricevendo per questo una candidatura agli Oscar. Non siete curiosi di leggere?
Dalla sinossi: “Coniugando uno humour irresistibile alla rievocazione struggente di un mondo che non c’è più, Fannie Flagg racconta la storia del caffè aperto in un’isolata località dell’Alabama dalla singolare coppia formata da Ruth, dolce e riservata, e Idgie, temeraria e intraprendente. Un locale, il loro, che è punto di incontro per i tipi umani più diversi e improbabili: stravaganti sognatori, poetici banditi, vittime della Grande Depressione. La movimentata vicenda che coinvolge Ruth e Idgie, implicate loro malgrado in un omicidio, e la tenacia che dimostrano nello sconfiggere le avversità, donano a chiunque segua le loro avventure la fiducia e la forza necessarie per affrontare le difficoltà dell’esistenza”.

2020-04-04T19:13:40+00:00 April 4th, 2020|Calderone, Letture dalla Palude|

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