Ho ricevuto una preghiera

di Iunia Valeria Saggese

Dopo pranzo mi sdraio sull’erba e guardo le nuvole. Aspetto che disegnino qualcosa, che arrivi un segno straordinario, che San Michele mi caschi addosso o la voce di Dio (ne ha una?) mi dica che tutto questo è doloroso ma necessario e alla fine arriverà davvero un nuovo mondo, in cui tutti i tasselli del puzzle andranno a posto. Un mondo in cui avremo ancora idee diverse su come vivere, amministrare, su cosa mangiare, come vestire, ma saranno idee ispirate a valori per i quali sacrificheremmo noi stessi. Un mondo di sognatori concreti (che non è una contraddizione) come Mazzini, Garibaldi, King, Guevara, Mandela, Rosalind Franklin, Rachel Carson, Amelia Earhart, come le donne e gli uomini sconosciuti che tutti i giorni fanno del mondo un posto migliore.

Insomma, anche oggi, dopo pranzo mi sdraio e guardo le nuvole, e devo confidarvi che è successo un fatto strano, molto strano, che dire strano è dir poco.

Ora seguitemi, ma devo anticiparvi che questo fatto potrebbe turbarvi davvero, perciò decidete se continuare a leggere oppure no, io vi ho avvertito. E non mi biasimate a fine lettura, io non sono pazza!

Dunque, per tutti coloro che sono rimasti: mi sdraio a guardare le nuvole e, per la miseria, non ci posso credere! E’ davvero un angelo quella creatura gigantesca in picchiata sulla mia testa?

Santo cielo, più si avvicina e più mi appare in tutta la sua enorme possanza. Ha robuste ali piegate all’indietro, proprio come un falco che si precipiti sulla sua preda, e la luce accecante che emana mi induce ad arricciare palpebre e bocca. Quando è ormai a meno di dieci metri da me, mi copro gli occhi con l’avambraccio, dovrei correre via, ma dove?

Fatto sta che sono paralizzata e tutto succede troppo in fretta perché il cervello comandi alle gambe di muoversi, così il messaggio dei neuroni rimane a metà strada, nel petto, dove il cuore si agita all’impazzata.

“Non avere paura”. Chi, cosa? “Non avere paura” ripete una voce fuori o dentro di me. Scosto il braccio dal volto e guardo in alto, vedo questo essere enorme, non so farvi la proporzione, ma fidatevi che è enorme e galleggia nell’aria avvolto da una luce ora accessibile all’occhio umano. Ha un volto spigoloso e due fessure al posto degli occhi, anche la bocca è una fessura, indossa qualcosa di bianco, un saio credo, e dei sandali di cuoio ai piedi. E’ un angelo? E’ così che mi hanno insegnato a disegnare gli angeli nella mia religione, fatta eccezione per i riccioli biondi e i sorrisi rassicuranti, che questa creatura non ha, e non muove la bocca/fessura quando parla. La sua voce si propaga nello spazio senza sforzo alcuno di muscolo facciale, si propaga in una dimensione che magari non è più quella terrestre ma una bolla di materia in cui ha avvolto entrambi, che si è portato dietro da chissà dove.

Ci guardiamo e la creatura inizia a parlare a modo suo, cioè ad emettere suoni che diventano parole e frasi.

Ora non ci crederete, ma io non ricordo proprio nulla di quello che ha detto all’inizio ed è stato un lungo inizio, ricordo solo che annuivo. Ero d’accordo su tutto, va’ a sapere, e in ogni caso sentite qua, che arriva il bello (almeno credo).

Mi ricordo di aver parlato di amici e nemici:

“Vorrei avere più nemici da stimare” ho detto io, ho detto così o qualcosa del genere ma non è molto importante, quello che è importante arriva adesso:

“Prega così”, mi dice, “Signore, preserva gli amici e pure i nemici, perché voglio ritrovarli in battaglia” e dopo un attimo puff, sluvvv, ssssssshhh, sparisce. E quando dico sparisce, intendo che non lascia traccia alcuna. Insomma, rimango là sul prato qualche istante a cercare di capire cosa sia successo ma poi mi arrendo: è successo, punto.

Beh, io vi ho raccontato tutto quello che ho visto e udito questo pomeriggio mentre guardavo le nuvole, né più né meno che la sacrosanta verità. Voi fateci quello che volete.

(dalla rubrica La quarantena del rospo)

2020-03-21T14:19:50+00:00 March 21st, 2020|Calderone|

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