Black History Month, una ricorrenza e un punto da cui partire

Quello che sta per concludersi è un mese davvero significativo parlando di libri e di storie eccezionali. Parliamo del black history month, osservato principalmente nel Regno Unito, in Canada e negli Stati Uniti una vera e propria ricorrenza che affonda le sue radici nella diaspora africana. Se ne parla la prima volta nel 1926 negli Stati Uniti quando uno storico dell’epoca Carter G. Woodson insieme all’associazione Asalh indice la “negro history week” per la seconda settimana di febbraio. Ma sarà solo alla fine degli anni ’70 che il black history month prende davvero forma e viene riconosciuto dal governo americano. In Canada invece nel 1995 la Camera dei Comuni approva a riguardo una mozione presentata da Jean Augustine per l’appunto finalizzata al riconoscimento di tale ricorrenza che nel Regno Unito soprattutto grazie al lavoro dell’analista ghanese Akyaaba Addai-Sebo era già celebrata dalla fine degli anni ’80. Parliamo di celebrazioni vere e proprie che ruotano attorno ad un significativo movimento culturale le cui tematiche possono davvero fare riflettere in un periodo in cui si parla ogni giorno di “migrazioni” purtroppo troppo spesso associate a tragici fatti di cronaca.

E’ per questo motivo che abbiamo deciso di parlare del black history month quando il mese di febbraio si sta chiudendo, perché gli spunti di questa ricorrenza possano essere un punto da cui partire per conoscere da un lato quelle storie che caratterizzano l’evento vero e proprio e per riflettere attraverso queste su ciò che accade oggi anche nel mar Mediterraneo, per esempio. Un percorso culturale che non si ferma con il mese che termina. A Firenze viene organizzato il “Black History Month Florence” un evento giunto alla sua quinta edizione dedicato alle culture afro-discendenti in Italia con particolare attenzione al ruolo della mediazione culturale. Per questo motivo il titolo dell’edizione di quest’anno era “Obbligato” una riflessione su quelli che dovrebbero essere gli obblighi sociali guardando ad un mondo che ancora ha troppe frontiere chiuse. Perchè la cultura è un porto, sempre.

Come facciamo sempre vogliamo però lasciarvi con un invito alla lettura. “Il mio più profondo desiderio è che in Africa la voce del cantastorie possa non morire mai e che tutti i bambini possano sperimentare la magia dei libri senza smarrire mai la capacità di arricchire la loro dimora terrena con la magia delle storie” lo scrive Nelson Mandela parlando del suo libro “Le mie fiabe africane”. Una raccolta eccezionale, intensa, fatta di parole cantate al vento e sentimenti che si contrastano tumultuosi dove alberi ed animali incarnano una natura magica quanto potente, è forza pura, è radice. Ma resta la dolcezza della fiaba cantata o sussurrata come la voce del piccolo Mpipidi davanti l’albero motlopi.

 

2020-02-27T15:54:57+00:00 February 27th, 2020|Chinina, Letture dalla Palude|

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