“Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere…”

Chissà perché quando si parla di mare ci viene da pensare anche ai libri. Forse perché le parole sono come le onde ti trasportano mosse dalla brezza verso posti lontani o storie che in fondo, proprio come nelle profondità del mare più blu, sono sempre state dentro di noi. O più semplicemente perché in vacanza ritagliare del tempo per noi vuol dire anche concedersi un buon libro. “I racconti del caminetto” non vanno in vacanza e vi presentiamo il prossimo libro scelto di cui parleremo nei prossimi giorni, quindi per il nostro invito alle lettura bisognerà pazientare ancora un po’. Si tratta de “L’arminuta” di Donatella di Pietrantonio.
“Sinossi: «Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza». – Ma la tua mamma qual è? – mi ha domandato scoraggiata. – Ne ho due. Una è tua madre. Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L’Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche piú care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare”.
E se qualcuno ha già letto il libro, aspettiamo le vostre impressioni come sempre, lasciateci un commento sulla pagina Facebook e se vi piace il nostro lavoro perché no….anche un like

2019-06-17T13:32:49+00:00 June 17th, 2019|I racconti del caminetto|

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