Ecomuseo, uno specchio per conoscere la propria identità e il futuro

George Henri Rivière, studioso francese, disse: “Il museo etnografico è uno specchio in cui una comunità può riconoscersi, leggendo la propria origine, la propria identità, il proprio futuro, ed è lo strumento con cui essa può comprendere i problemi del suo avvenire”.

La parola etnografico deriva da etnografia, che a sua volta proviene dal greco: ethnos (popolo) + grapho (scrivo), quindi letteralmente si tratta della “descrizione del popolo”. Il termine comprare la prima volta nel 1607, quando viene menzionato per designare collezioni di resoconti, e col passare del tempo si trasforma nel metodo per registrare informazioni su diversi popoli.

Fare etnografia dunque significa calarsi in un territorio tra le persone che lo abitano, utilizzando precise tecniche di ricerca che vanno dall’osservazione diretta o l’intervista, a reperti di manufatti, utensili, trascrizioni di anagrafe, fotografie allo scopo di collezionare un insieme di dati che rendano possibile la comprensione della cultura in esame. Riti, rituali, cerimonie, norme, valori, credenze, comportamenti, artefatti, sono i principali fenomeni di interesse nel lavoro dell’etnografo. i musei etnografici sono quei luoghi che hanno il compito di raccogliere, conservare e valorizzare le testimonianze antropologiche del territorio che rappresenta, creando così un centro di cultura e di ricerca davvero prezioso. Purtroppo in Italia non esiste un repertorio completo dei musei etnografici regione per regione, in quanto non sono ancora a sistema; ma navigando su internet si possono scoprire i siti web di quelli collegati alla rete.

Visitare questi musei per gli adulti significa riscoprire le usanze tipiche di una volta, ciò che i nonni e i bisnonni utilizzavano nella vita quotidiana, un viaggio nel passato che ci fa immaginare la loro vita. Per i bambini invece vuol dire conoscere la storia, scoprire la storia e la cultura delle loro radici. A Roccagorga, paese di Lepini incastonato alle falde del Monte Nero troviamo un museo etnografico suggestivo ed emozionante. Il museo è ospitato nel Palazzo baronale della cittadina e accoglie materiali e contributi sonori che testimoniano la cultura agro-pastorale delle comunità dei Monti Lepini. È diviso in diverse sezioni: la prima, di carattere prevalentemente didattico, si concentra sulla storia dell’abitato di Roccagorga; la seconda è riservata alla proiezione di video di soggetto etnografico, introduzione alle altre sezioni, dove sono ricostruiti ambienti della casa contadina, dalla stanza da letto alla cucina, e alcuni ambienti esterni come la capanna.

Il museo offre notizie sulle risorse culturali e turistiche del territorio L’EtnoMuseo dei Monti Lepini offre ai suoi visitatori un ritratto etnografico della comunita’ lepina in particolare quella rocchigiana del Novecento. L’impianto allestitivo è articolato in istallazioni, postazioni multimediali e realizzazioni scenografiche di grande impatto emozionale e comunicativo. L’intento che ha guidato i progettisti è stato quello di dar vita a un museo che fosse etnografico, denso, riflessivo e sensibile. Etnografico perché basato sulla ricerca sul campo tesa a indagare la memoria collettiva e gli immaginari locali; denso perché l’Etnomuseo sfida le banalizzazioni che spesso trovano spazio nei musei del folklore; riflessivo perché nasce dalle interpretazioni che i ricercatori hanno dato del modo in cui i rocchigiani e altri abitanti dei Lepini pensano la loro vita; sensibile, infine, perché intende dare spazio alle sensibilita’ locali e di indurre nel visitatore l’esperienza delle storie e dei saperi che appartengono a questa specifica realta’.

2019-03-08T19:57:36+00:00 March 8th, 2019|Anofele, Dove si va|

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