“Le assaggiatrici”, le nostre impressioni dopo la lettura condivisa

Primo libro discusso insieme…esperimento riuscito. Cari readers ci scuserete se torniamo con qualche giorno di ritardo rispetto al secondo appuntamento dei Racconti del caminetto in cui abbiamo parlato del libro “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino.  Tanto per cominciare, vogliamo ringraziare come sempre le persone che hanno partecipato alla serata e vi ricordiamo che gli incontri sono aperti e gratuiti (per saperne di più clicca qui).

Una premessa è sempre d’obbligo. Non siamo un circolo di critici letterari, quello che noi facciamo è seguire la nostra grande passione per la lettura per poi condividere spunti e riflessioni insieme nonchè degli inviti alla lettura che ci auspichiamo possano essere utili per l’eventuale scelta di un libro tra le proposte negli affollati scaffali delle librerie. Chi sia una nuova uscita o un classico poco importa. Nel complesso il libro che abbiamo scelto, “Le assaggiatrici” si è rivelato essere una buona lettura anche se alcuni aspetti non ci hanno completamente convinto. Com’è noto il romanzo si ispira alla storia vera di Margot Wölk che fu assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf insieme ad altre 15 donne per circa due anni e mezzo. La  Wölk non aveva aderito all’organizzazione giovanile della Gioventù Hitleriana, la sua famiglia con la quale viveva a Berlino non era nazista. Ma quando nel ’41 la sua abitazione fu bombardata e distrutta dovette trasferirsi a Gross-Partsch nella Prussia Orientale, un paesino in cui vivevano i suoceri. Obbligata a diventare una assaggiatrice di Hitler raggiungeva ogni giorno “La tana del lupo”, insieme ad altre donne. Era lì anche il il 20 luglio 1944, il giorno del mancato attentato a Hitler. Una storia difficile segnata da episodi particolarmente drammatici comprese le violenze subite dalla donna durante e dopo quell’esperienza quando tornò a Berlino. Non parlò mai del suo passato da assaggiatrice fino a quando nel 2012 raccontò la sua storia ad un giornalista, quasi in maniera casuale, che era andato ad intervistarla in occasione dei suoi 95 anni.

Queste poche righe non rendono l’idea della vita di Margot Wölk e vi consigliamo quindi un approfondimento. Ma è chiaro che come base per un romanzo la vicenda abbia offerto davvero molteplici spunti. Per questo vogliamo partire da ciò che ci ha convinto di meno. Tanto per cominciare, alcune sfumature che caratterizzano il personaggio principale e cioè Rosa Sauer, il suo carattere ed anche il suo linguaggio sono state secondo noi un po’ troppo “italianizzate”. Senza volere anticiparvi nulla ci chiediamo se veramente una giovane donna tedesca in quel contesto avrebbe utilizzato alcune espressioni, comportandosi di conseguenza. Altro elemento su cui ci siamo soffermati, i personaggi maschili e cioè il marito di Rosa e Ziegler, l’ufficiale tedesco che conosce nella tana del lupo, figure forse troppo tratteggiate che ci sarebbe piaciuto conoscere meglio.

Una parte molto riuscita invece è sicuramente quella legata al cibo. La fame viene costantemente associata alla paura, le assaggiatrici sono delle privilegiate in un momento di evidente difficoltà per tutta la Germania perchè ogni giorno possono cibarsi di pietanze succulente, frutta esotica compresa e mangiano gustando fino all’ultimo boccone. Ma poi iniziano minuti interminabili, di paura pura, quelli in cui come cavie vengono tenute sotto osservazione per vedere se qualcuna fosse stata avvelenata. Ed in quel  momento le assaggiatrici si conoscono, si stringono amicizie e si odiano anche. Su tutto il fantasma di Hitler visto attraverso il cibo e legato da questo alle assaggiatrici. Un rapporto che si può definire “intimo” fatto di gusti privatissimi e fobie, con una figura, quella del  Führer agli antipodi di Rosa. “Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame.” si legge in un passaggio del libro in cui più volte più o meno esplicitamente la protagonista sembra chiedersi fin dove ci si possa spingere per sopravvivere. Sono dinamiche complesse che la la Postorino rende molto bene attraverso una narrazione scorrevole e ben comprensibile a tratti davvero emozionale. Per questo è una lettura che comunque consigliamo. Queste le nostre impressioni e voi cosa ne pensate?

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2019-01-21T18:05:06+00:00 January 21st, 2019|I racconti del caminetto|

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