“Rosso è il colore del destino”, l’intervista a Roberta Fierro

Ciao Roberta, tanto per cominciare grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. Vogliamo iniziare dicendoti che il tuo libro è stata una bellissima scoperta. E vogliamo quindi partire dall’inizio chiedendoti, come nasce il tuo ultimo lavoro? Hai raccontato la storia nella tua mente e l’hai solo trascritta oppure la trama è nata piano piano durante la scrittura?

 “Ciao a tutti, innanzitutto grazie a voi per questa intervista e per l’occasione di poter parlare del mio libro.
Allora il mio ultimo lavoro è nato qualche anno fa, e solitamente quando scrivo ho già un’idea della trama e di alcuni avvenimenti. Ma è ovvio che molti particolari, come anche il finale, vengano man mano che scrivo.
Per cui potrei dire che per un 50% la storia è già scritta, mentre il resto viene da se”.

Nelle prime pagine si trova una dedica a tua nonna e anche nel libro abbiamo un personaggio in questo senso molto significativo. Cosa rappresenta per te questa figura?

“Ho dedicato questo romanzo a mia nonna Hannelore, scomparsa circa 5 anni fa. Per me lei era un punto di riferimento, una seconda madre, mi ha insegnato cos’è la speranza, cosa significhi essere giusti e onesti. Ma la cosa più importante è che mi ha sempre incoraggiata a scrivere, anche quando altri la vedevano come una perdita di tempo. Per cui il minimo che potessi fare era dedicarle il mio ultimo romanzo, e soprattutto creare un personaggio che le somigliasse, proprio come nonna Jane”.

Hai scelto di ambientare parte della storia in America, hai trovato difficoltà nell’immaginare un personaggio in un contesto di vita che non è il tuo?

“In realtà no, anche nel mio precedente romanzo “Occhi d’ametista” ho dovuto ambientare parte della storia in Australia e persino un po’ in Egitto. Per cui scrivere di una città o di un paese diverso dal mio non era un campo nuovo per me. Inoltre New Orleans mi ha sempre affascinato e in ‘Rosso è il colore del destino’ ho cercato di darle quella giusta parvenza di mistero. Ammetto che non è un lavoro facile, perché bisogna fare ricerche, documentarsi sul clima, sui posti, sui costumi, però sono sfide che mi piace cogliere”.

“Rosso è il colore del destino” rientra nel genere urban fantasy, pensi chi ci sia un’età per avvicinarsi a questa tipologia di opere?

“Beh ci sono diversi urban fantasy adatti agli adolescenti o altri adatti ad un pubblico più adulto, soprattutto per i contenuti. Personalmente penso che il mio romanzo possa essere letto da tutti, è scritto in modo semplice, diretto, e credo che possa trasmettere qualcosa anche a persone più grandi. Anche perché dietro la facciata ‘fantastica’ c’è sempre un insegnamento che si può rapportare alla realtà di tutti i giorni”.

Quanto c’è di te in Calix e quanto di te in Erin?

“Questa è una bella domanda! Solitamente c’è sempre qualcosa di me in ogni personaggio di cui scrivo. Quando pensi a scrivere con il cuore è inevitabile che accada ciò. Posso dire che in Erin c’è il mio amore per i libri, c’è il mio desiderio di riscatto, la determinazione e anche la voglia di mettersi in gioco. Mentre con il personaggio di Calix mi sono sempre sentita molto empatica, forse perché rispecchia molto l’umanità; lui è pieno di rabbia, è aggredito dai pregiudizi, ha voglia di far vedere chi è davvero, e una volta fatto cadere il suo muro, si rende conto di quanta bellezza ci sia intorno, e che se uno crede nei sentimenti non sarà mai solo nelle battaglie da affrontare”.

Cosa ti sentiresti di consigliare ai giovani scrittori che devono ancora pubblicare?

“Vorrei dirgli di non smettere mai di provarci. So che i ‘no’ fanno male, ma sono proprio i rifiuti a farci crescere, a farci realizzare i nostri limiti o quelli che potremmo superare. E mi sento anche di dirgli di non affidarsi alle case editrici che chiedono un compenso, trovate chi crede in voi senza bisogno di pagare nulla. Non vendetevi, non sottovalutate il vostro lavoro, ma andate avanti per la vostra strada con un sogno stretto nelle mani”.

Aspettiamo con ansia il secondo capitolo della duologia, stai già scrivendo il seguito?

“So che la prima parte del romanzo ha lasciato in sospeso molte domande, ma siate pazienti, le risposte arriveranno presto con la seconda parte della storia. E sì, sono già a lavoro per il seguito, e posso anticiparvi che vi aspettano davvero delle belle sorprese”. 

Ringraziamo Roberta Fierro per la cortesia e per il tempo che ci ha dedicato e chissà che presto non possa essere ospite di uno dei nostri incontri…Non vogliamo anticiparvi nulla ma vi invitiamo a leggere il nostro invito alla lettura su “Rosso è il colore del destino”

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2018-06-01T19:19:57+00:00 June 1st, 2018|Letture dalla Palude|

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